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“Cercare ciò che unisce più che quello che divide”

Riflessioni a partire da una storia di Resistenza

di Andrea Pisano

Aprile 2024. Il telefono squilla segnalando un messaggio da parte di un amico e collega: “Ti

va di venire a scuola a tenere un incontro partendo alla domanda: perché il 25 aprile siamo a

casa?” Qualche giorno dopo una quindicina di bambini di terza elementare mi accoglie con

sguardi curiosi. Inizio a presentare brevemente il contesto storico del nostro paese e della

nostra città nel periodo del regime, penso sia utile a fornire delle coordinate del nostro

viaggio nel tempo. Vista la giovane età, credo sia fondamentale presentare ai ragazzi una

storia che non parli di conoscenze ma veicoli delle emozioni. Propongo quindi la fotografia di

un giovane, da tanti anni custodita negli album della mia famiglia. Il suo nome è Ubaldo

Cavallasca, detto Cucciolo, un ragazzino di diciassette anni, piccolo di statura e che ha

combattuto nella Resistenza verbanese morendo durante il rastrellamento della Valgrande

nel giugno del 1944. Da quel volto, e dalle poche informazioni che in famiglia erano state

tramandate, abbiamo iniziato a parlare di partigiani, di lotta per la libertà e a seguire di diritto

al voto, elezioni e Costituzione.

Questo incontro tra le mura di scuola è stata la scintilla che ha dato il via ad un percorso di

ricerca durato due anni. Periodo di letture, raccolta di testimonianze dirette, consultazione di

archivi cartacei e digitali, italiani e americani. Due anni di visite ai cimiteri e camminate nei

luoghi che hanno visto protagonista Ubaldo. Tutto con il fine di fare luce su quelle zone

d’ombra nella sua storia, di comprendere il legame con la mia famiglia, di far traghettare la

storia di Cucciolo da racconti quasi leggendari ad una ricostruzione basata sulla storicità

degli avvenimenti.

“Cucciolo, il partigiano Ubaldo Cavallasca”, edizioni Tararà, 2026.

Fin dalle prime battute ho percepito che questa vicenda doveva essere condivisa e

raccontata evolvendosi prima in un mini-documentario su YouTube, poi in un articolo sulla

rivista storica Verbanus n.45 ed infine in un saggio edito da Tararà, dal titolo Cucciolo. Il

partigiano Ubaldo Cavallasca, presentato lo scorso 12 giugno presso la Casa della

Resistenza di Fondotoce.

Il lavoro di ricerca ha portato alla luce la storia di «una delle più belle figure della resistenza

verbanese» come lo aveva definito sui giornali dell’epoca il partigiano Gabriele Blando.

Siamo a Verbania nel settembre 1943. Nei giorni in cui le ombre dell’occupazione

nazifascista si allungano sulla città. Ubaldo assiste all’arresto di un coetaneo e ne rimane

profondamente colpito: è il momento della scelta, il punto di non ritorno. Saluta la madre e si

unisce al primo gruppo di partigiani all’alpe Steppio sopra Intragna, gruppo che poco dopo

prenderà il nome di Banda “Cesare Battisti”, una formazione non politica formata da ragazzi

di ogni provenienza: comunisti, liberali, monarchici, cattolici. Un gruppo realmente inclusivo,

utilizzando una parola oggi molto abusata, nel quale i componenti potevano discutere delle

proprie idee, sentendosi liberi di esprimerle ma al contempo ascoltando e rispettando il

pensiero degli altri.

In questo frangente Ubaldo prende il nome di battaglia di Cucciolo: giovanissimo e piccolo di

statura, ma rapido e determinato, destinato a diventare una figura leggendaria tra le fila della

“Cesare Battisti”

.

Dalle azioni di disarmo urbano agli scontri a fuoco sui monti, la sua è una militanza vissuta

con cuore, scaltrezza e coraggio. Ma chi era davvero il partigiano Cucciolo?

Dallo studio non emerge solo la figura di un combattente, ma altresì quella di un

personaggio chiave impegnato nel pericoloso servizio di assistenza ai prigionieri alleati edebrei in fuga verso la Svizzera; fino all’estremo sacrificio durante il tragico rastrellamento

della Val Grande e alla sua morte all’alpe Fornà, località a circa 1700 metri in Val di

Falmenta, ai piedi del monte Zeda.

Quella di Ubaldo è stata un’esistenza breve, vissuta con l’intensità di chi non accetta

compromessi.

Gli approfondimenti sulla storia di Cucciolo li lascio a chi vorrà immergersi tra le pagine del

libro ma è mio desiderio condividere ciò che mi ha lasciato il lavoro di questi due anni e

vorrei farlo attraverso alcune espressioni:

La Storia pone domande. Ci sono i fatti storici, documentati e accertati, dai quali non si può fuggire. La Storia però ha una grande potenza: ci invita a porci della domande.

Interrogativi ai quali dobbiamo cercare delle risposte, ma non è detto che le queste siano sempre

complete e soprattutto univoche. Sono questioni determinanti per la nostra crescita e per

comprendere meglio il mondo e l’essere umano. Non a caso ho voluto fortemente che il mio

saggio terminasse con degli interrogativi che aprono alla riflessione.

Una cosa di tutti. Studiare la storia della Resistenza della nostra terra mi ha permesso di

cogliere sempre di più come la lotta alla dittatura fascista sia un’opera della comunità; un

tesoro di tutti perché tanti vi hanno preso parte. La lotta partigiana non sarebbe stata la

stessa se non ci fosse stato l’apporto di donne, civili, sacerdoti, militari, ex prigionieri ed a

volte anche fascisti pentiti.

Guardare a ciò che unisce. Emblematici gli ultimi attimi di vita di Cucciolo. Dopo

un’estenuante resistenza armata insieme ad altri sette partigiani e dopo torture e

interrogatori, Ubaldo viene fucilato insieme all’ultimo compagno rimasto in vita: il diciottenne

Bruno Raimondi, giovane proveniente dall’oratorio di Busto Arsizio. Descritto come

«cattolico non bigotto», Bruno conciliava i momenti di preghiera durante le attività notturne

come sentinella. Due ragazzi, Cucciolo e Bruno, provenienti da mondi che faremmo fatica ad

accostare: uno con ideali ispirati al comunismo, l’altro cattolico. Ma in questo loro sacrificio

emerge un messaggio molto forte e che monsignor Giuseppe Cacciami espresse con queste

parole: «bisogna perseguire lo sforzo di quella stagione di cercare ciò che univa più di quel

che divideva, perché è da qui che è nato il faticoso cammino verso la nuova Costituzione

democratica. […] È un modo di far uscire la Resistenza dalla vaga aureola della leggenda

per collocarla – più giustamente e fecondamente – alle radici della nostra vita democratica».

Parole scritte quarant’anni fa ma che oggi hanno un’eco ancora più profonda e invitano a

confrontarsi, discutere, a volte litigare, ma lasciando come fine ultimo quello di cercare e

valorizzare ciò che unisce più di quello che divide.

Ecco la grande sfida che la storia di Cucciolo, e della Resistenza tutta, lascia a noi oggi.

L’autore in compagnia di Arialdo Catenazzi, partigiano “Ari – Gatto”, compagno di battaglia di Ubaldo Cavallasca “Cucciolo”.

Il libro di Andrea Pisano è edito dalla casa editrice Tararà: https://www.tarara.it/prodotto/cucciolo/

La storia di Cucciolo è narrata dallo stesso Andrea anche in questo breve documentario: https://www.youtube.com/watch?v=dPxsopJZsO8

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